Una indelebile testimonianza della storia antica presente sul suolo campano è sicuramente rinvenibile nei famosissimi scavi archeologici di Ercolano. Questo sito archeologico viene custodito all’interno del comune di Ercolano situato in provincia di Napoli e che sorge a circa 15 km di distanza da detto capoluogo. Gli scavi sono un prezioso pezzo di storia che va ad arricchire ed impreziosire la città di Ercolano che ogni anno attira orde di turisti desiderosi di vedere i resti della città sepolta dal Vesuvio.

Scavi di Ercolano storia della città sepolta dal Vesuvio

resti umani

La scoperta dei resti custoditi all’interno del sito archeologico di Ercolano ha riportato alla luce i resti della città antica che fu seppellita sotto la coltre di ceneri, lapilli e fango a seguito della tremenda esplosione del 79.

Curioso il fatto che gli scavi siano stati scoperti per puro caso: il ritrovo di questi resti è avvenuto nel 1709 quando un contadino di nome Ambrogio Nocerino, volendo ampliare un pozzo per irrigare il proprio orto, situato nei pressi della chiesa di San Giacomo e del bosco dei frati alcantarini, si imbattè in alcuni pezzi di marmo pregiato. Il contadino iniziò dunque a vendere questi pezzi di marmo ed il caso volle che uno degli acquirenti fosse un noto artigiano al servizio del principe Emanuele Maurizio d’Elboeuf che comprò il marmo per realizzare delle cappelle. Quando il principe seppe della provenienza di questo marmo, decise di acquistare il pozzo ed iniziò ad esplorarlo. Nel 1711 si può dunque datare la prima , grossolana esplorazione degli scavi di Ercolano. I ritrovamenti conseguiti dal principe furono poi collocati nella villa d’Elboeuf. Ben presto si capì che questi reperti facevano parte della’antica città di Ercolano scomparsa a seguito dell’eruzione ma la magistratura decise di interrompere gli scavi per paura di danneggiare le abitazioni soprastanti.

I resti di Ercolano erano destinati a tornare alla luce e cosi nel 1738, durante la costruzione della Reggia di Portici, voluta da Carlo di Borbone, un funzionario di questi, Roque Joaquín de Alcubierre, incaricato di tracciare una mappa della zona, venne a conoscenza dei ritrovamenti di un quarantennio prima: ottenuto il permesso dal re, insieme a pochi operai iniziò una nuova esplorazione, ed anche in questo caso furono rinvenuti statue, pezzi di marmo e frammenti di iscrizioni e cornici; un erudito dell’epoca, Marcello Venuti, che lavorava alla corte nell’ambito della sistemazione della biblioteca e della galleria Farnese, intuì che i reperti provenivano dal teatro e non dal Tempio di Ercole.

Nel 1748 gli scavi di Ercolano erano pronti per essere presentati al mondo con la pubblicazione di una prima opera dedicata a loro e intitolata “Descrizione delle prime scoperte dell’antica città di Ercolano” scritta da Ottavio Antonio Bayardi. Gli anni successivi furono caratterizzati da un crescente interesse per la ricchezza sepolta di Ercolano e gli scavi dunque proseguirono; tra i più importanti ritrovamenti vi fu quelle del 1760 che portò alla scoperta di Villa dei Papiri. Per 10 anni Ercolano affascinò tutti ma a poco a poco l’interesse per quei pezzi di storia andò scemando fino a sparire del tutto nel 1780.

Gli anni successivi che andarono dal 1800 sino all’epoca moderna si sono contraddistinti per un alternarsi di piccoli scavi ed interruzioni. Solo nel 1927 si segnalò un’importante iniziativa per ridare vita agli scavi e terminò nel 1942 con il recupero di oltre 250 000 metri cubi di tufo riportando alla luce circa quattro ettari dell’antica città: il ritrovamento in questione è l‘attuale sito archeologico.

Dal termine della guerra fino al 1958 si provvide alla messa in sicurezza ed al restauro di tutto il patrimonio architettonico rinvenuto e a partire dal 1980, sotto la direzione di Giuseppe Maggi, vennero alla luce importanti novità sulla storia di Ercolano. Il ritrovamento di numerosissimi resti umani fece scartare l’ipotesi iniziale che supponeva la fuga e la salvezza dei cittadini per lasciare spazio alla conclusione che la maggior parte della popolazione di Ercolano avesse cercato la fuga via mare, sostando sulla spiaggia durante la notte, dove venne sorpresa dalle colate piroclastiche.

L’ultima tappa da ripercorre in questa (breve) storia degli scavi di Ercolano è datata 1997 quanto gli scavi entrano a far parte della lista del patrimonio dell’UNESCO.

Visitare gli scavi

reperti degli scavi

Visitare gli scavi di Ercolano oggi da la possibilità di vedere i resti dell’antica urbanistica, delle ville antiche e delle case popolari, inoltre sono stati conservati anche alcuni resti umani. Di Ercolano restano ancora sepolti il Foro, i templi, numerose case e le necropoli: la parte attualmente visibile è stata divisa in diverse insulae, di cui solo quattro, la III, la IV, la V e la VI, sono completamente esplorate. Negli ultimi anni oltre alla parte archeologica, a disposizione dei visitatori è stato realizzato anche un grande parco dove potersi rilassare a vedere qualche scorcio degli scavi dall’alto.

Gli scavi possono essere visitati con e senza guida, il nostro consiglio è quello di farsi accompagnare durante l’esplorazione per poter ben capire i vari ambienti che si visitano o in alternativa informarsi personalmente dotandosi di qualche libro-guida.

Qui di seguito invece vi segnaliamo orari, prezzi e contatti.

Orari di apertura:

  • 08:30 – 19.30 – dall’1 aprile al 31 ottobre
  • 08:30 – 17.00 – dall’1 novembre al 31 marzo
  • 1 gennaio e 25 dicembre chiusi

Prezzo biglietti:

  • Intero € 11,00
  • Ridotto € 5,50
  • Gratuito per gli under 18 e la prima domenica di ogni mese

Contatti:

  • Tel: 081 8575111 – 081 7324327
  • E-mail: ercolano.ufficioscavi@beniculturali.it
  • Gli Scavi di Ercolano dal sito ufficiale della Soprintendenza Speciale dei Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia