Di pagine nere nella storia dell’umanità ce ne sono sin troppe anche se non tutte sono conosciute allo stesso modo. In Italia uno dei momenti più duri e tragici della sua storia si è vissuto durante la seconda guerra mondiale quando si consumarono i cosiddetti “massacri delle foibe”,  eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, ad opera dei Comitati popolari di liberazione. Proprio nel comune di Trieste oggi è possibile visitare una di quelle tristemente note foibe, la foiba di Basovizza che a partire dal 1992 è stata dichiarata monumento nazionale.

La foiba di Basovizza, la triste storia del massacro

massacro foibe

La memoria di questi tremendi atti è di fondamentale importanza perchè osservando gli errori e gli orrori del passato, si può sperare in un futuro libero da queste tragedie.

Dunque la Foiba di Basovizza altro non è che un inghiottitoio situato a nord-est dell’altopiano del Carso. In origine questa foiba era un pozzo minerario per l’estrazione di carbone o lignite. Gli scarsi risultati ottenuti dall’estrazione fece chiudere in breve tempo il sito minerario. La profondità degli scavi aveva raggiunto una profondità verticale di 256 metri ed a -254 metri si apriva una galleria lunga 735 metri, che arrivava direttamente nel vicino villaggio di Basovizza.

L’utilizzo di questo pozzo tornò però nel 1945 quando i partigiani jugoslavi di Tito iniziarono ad utilizzarlo come luogo di esecuzioni sommarie ed occultamento dei cadaveri di prigionieri, militari, poliziotti e civili italiani e tedeschi uccisi durante l’occupazione jugoslava di Trieste che durò 40 giorni. Le vittime degli infoibamenti venivano prelevate dentro casa e gettate a forza su degli autocarri. I condannati venivano legati tra di loro con delle catene e trasportati sull’orlo della foiba, dove una scarica di mitra faceva precipitare la prima fila di prigionieri che avrebbe poi trascinato con sè le altre vittime legate dalle catene. La documentazione raccolta dagli alleati anglo-americani n merito agli infoibamenti è basata in parte sulle testimonianze dei parroci di Sant’Antonio in Bosco e di Corgnale, rispettivamente don Francesco Malalan e don Virgil Šček.

Il monumento nazionale

Come abbiamo già detto, nel 1992 la foiba è stata riconosciuta come monumento  nazionale e a partire dal 10 febbraio 2007, al termine di lavori di recupero e restauro dell’area è stato inaugurato il nuovo assetto del Sacrario di Basovizza. Ai margini del sacrario vi è anche un Centro di documentazione che è stato inaugurato l’anno successivo.

Essendo un monumento all’aperto, il Sacrario della foiba è visitabile a qualsiasi orario mentre il Centro di Documentazione rispetta i seguenti orari:

marzo/giugno:  dalle 10 alle 18 – aperto tutti i giorni

luglio/febbraio: dalle 10 alle 14  (chiuso il mercoledì, Natale e Capodanno)

L’ingresso è gratuito