Nella ricca storia italiana vi sono state numerose famiglie che hanno lasciato la loro impronta sul territorio arricchendo cosi il patrimonio culturale del nostro paese e dandoci la possibilità di conoscere ed ammirare imponenti costruzioni. Una di queste famiglie è stata sicuramente quella della Scala, dinastia che dominò sulla città di Verona per ben centoventicinque anni e che ci ha lasciato in eredità il poco conosciuto ma molto suggestivo “Castello Scaligero”.

La fortificazione di Sirmione

le mura della fortificazione

Il castello scaligero di Sirmione si presenta ai nostri occhi come uno dei più completi e meglio conservati castelli d’Italia ed inoltre è un raro esempio di fortificazione lacustre.

La storia del castello inizia nel XII secolo ed è probabile che sia sorto sui resti di una precedente fortificazione romana. La scelta di erigere la fortificazione si attribuisce a Leonardino della Scala, podestà di Verona conosciuto con il nome di “Mastino della Scala”. La scelta di erigere la fortificazione fu dettata da esigenze difensive in quanto la città di Sirmione si trovava al confine e pertanto era molto esposta ad aggressioni. Il nucleo originario della fortificazione fu poi modificato circa un secolo dopo con l’aggiunta di due cortili e di una fortificazione indipendente che fu unita alla struttura principale tramite un barbacane. Anche questo ampliamento fu dovuto a necessità di stampo difensivo. Una ulteriore modifica venne apportata nel 1405, anno in cui Sirmione passò sotto il controllo della Repubblica di Venezia che decise di potenziarne ancora di più la struttura difensiva. Fu in questo periodo che venne realizzata la darsena oggi visibile, anche se si suppone che fosse già presente una darsena scaligera, probabilmente lignea.

Il castello di Sirmione, descrizione della fortificazione

La prima cosa che si nota del Castello è la sua posizione, il Castello di Sirmione è difatti interamente circondato dalle acque del lago di Garda, proprio su uno di questi lati è stata realizzata la darsena, che un tempo rappresentava il luogo di rifugio della flotta scaligera. Per quanto riguarda il perimetro murato, mura e torri maggiori sono caratterizzate dalla presenza di merlature a coda di rondine tipiche delle costruzione scaligere, alle spalle dei tre torrioni emerge imponente il mastio che raggiunge un’altezza di 47 metri. Attraverso porte munite di efficaci sistemi di chiusura si accede al grande portico, all’interno del quale si erge una scala che conduce ad un ponte levatoio. Una volta raggiunto l’interno del castello è possibile percorre i camminamenti di ronda delle mure, da li si può anche apprezzare a pieno la darsena.

A confermare l’importanza culturale di questo edificio vi è la scelta di allestire all’interno del castello un museo. Si potrà difatti apprezzare un lapidario romano e medievale oltre che una breve mostra in cui su alcuni pannelli sono riportate le informazioni più importanti sulla rocca.

La leggenda di Ebengardo

A rendere ancora più suggestivo questo splendido castello contribuisce l’aura di mistero creata da una leggenda che vede protagonista questa imponente struttura scaligera. I protagonisti di questa storia sono due giovani innamorati che abitavano nel castello, Ebengardo e la sua amata Arice. I due amanti vivevano una vita serena ma un giorno però una notte tempestosa spinse un cavaliere veneto a bussare alla porta del castello in cerca di riparo, il nome di questo cavaliere era Elaberto. Trovata ospitalità, Elaberto rimase colpito dalla bellezza di Arice al punto che la notte la raggiunse nella sua camera, Arice iniziò a gridare spaventata e Elalberto la pugnalò. Sentendo le grida della sua amata Ebengardo corse nella sua stanza dove trovò il corpo della fanciulla senza vita, accecato dall’ira Ebengardo si impadronì del pugnale e uccise il cavaliere veneto.

Secondo la leggenda si narra che ancora oggi, nelle notti di tempesta, sia possibile vedere l’anima di Ebengardo vagare per il castello alla ricerca di Arice.