Il Trentino Alto Adige è una delle regioni italiane che ha vissuto più intensamente i devastanti eventi della Grande Guerra. Non volendo qui negare l’esistenza dei conflitti nel mondo (nè tanto meno le nuove forme di violenza che si sono create) i lunghi anni di pace di cui noi godiamo si fondano su eventi drammatici che alle nuove generazioni possono sembrare talmente remoti da non riuscire a comprenderne affondo la brutalità.

Per questo motivo oggi vi proponiamo un itinerario che si può certamente considerare turistico ma che ha l’obbiettivo di avvicinarci a quegli anni bui. L’itinerario di cui parliamo è quello delle cosiddette “Fortezze dell’Imperatore”.

La preparazione alla guerra e la fortificazione degli altopiani

val di fassa

Gli anni tumultuosi che stavano preannunciando l’arrivo di un aspro conflitto, spinsero l’impero austro-ungarico a ideare un sistema difensivo in vista di un futuro conflitto con l’Italia.

Era l’anno 1907 e nonostante Austria e Italia erano legate dal patto della Triplice Alleanza (risalente al 1882), a Vienna si ritenne opportuno prendere delle precauzioni. Cosi si diede inizio ai lavori di fortificazione degli altopiani di Folgaria, Lavarone e Lusena.

La storia insegna che i timori di Vienna non erano infondati: nel 1914 quando scoppiò la prima Guerra Mondiale l’Italia fece ricorso all’articolo 4 del trattato per dichiarare la sua neutralità. L’anno successivo, sotto pressione della Triplice Intesa, ripudiò il trattato per entrare in guerra contro l’Austria. La storia di questi accordi internazionali è molto lunga e ricca di dettagli ma ciò che a noi qui interessa è l’opera di fortificazione bellica intrapresa dal regno Austro-Ungarico.

I lavori di fortificazione che iniziarono nel 1907 portarono alla realizzazione di sette fortezze battezzate come i “Forti dell’imperatore”. Le sette fortezze sono Forte Cima Vézzena, Forte Busa Verle, Forte Lusérn, Forte Gschwent BelvedereForte Cherle, Forte Sommo Alto e Forte Dosso del Sommo.

Il 24 maggio del 1915, ci fu quella che è stata denominata la “guerra delle Fortezze” durante la quale un mare di fuoco si riversò sui forti austro ungarici.

Le sette fortezze

forte belvedere

Abbiamo dunque presentato queste sette fortezze che furono realizzate dall’impero austro-ungarico. Visto cosi però è poco più di un elenco che non comunica alcuna emozione. Dunque è il caso di approfondire la storia di queste costruzioni belliche che abbiamo sopra presentato. Dei sette forti oggi solamente uno è rimasto intatto ed è stato adibito a museo. Le fortezze non subirono grandi danni nel corso della guerra ma furono distrutte nel 1936 per volontà di Mussolini che le utilizzo però ricavarne ferro ed acciaio. Detto questo cerchiamo di conoscere un pò meglio queste fortificazioni.

Forte Cima Vézzena: soprannominato come  “occhio degli altipiani” questa fortezza fungeva principalmente da osservatorio. Era armato con mitragliatrici in cupole corazzate fisse e girevoli e fu ricavato scavando nella roccia della montagna.

Forte Busa Verle: Questa fortezza lavorava “in coppia” con Cima Vezzena e svolgeva l’importante compito di sbarrare l’accesso agli Altipiani della Val d’Assa. Durante la guerra sfrutto i suoi 4 obici da 100 mm, 4 da 60 e 2 da 80 per decimare l’esercito italiano ma subi pesanti bombardamenti.

Forte Gschwent-Belvedere di Lavarone: Questo è l’unico forte a non essere stato distrutto in quanto Vittorio Emanuele III decise di lasciarlo intatto come simbolo di quella tragica guerra. In questo forte vigeva un motto che recitava “Per Trento basto io” e tenne fede a queste parole in quanto non subi attacchi diretti. Attualmente questa fortezza ospita un museo.

Forte Lusérn: Era il pilastro della “trincea d’acciaio” assieme al forte-osservatorio di Vezzena. La “trincea d’acciaio” era un sistema difensivo che durante un assalto frontale dell’esercito italiano privò della vita ben 1048 soldati.

Forte Cherle: Dotato di 6 obici da 100 mm montati su torrette girevoli, di un osservatorio blindato, di 2 cannoni da 60 mm e di una serie di postazioni per mitragliatrice, questo forte era il terzo caposaldo armato dell’altopiano.

Forte Sommo Alto e Forte Dosso delle Somme: Queste due fortezza assieme a forte Cherle andavano a completare il quadro armato a difesa degli altopiani.

Per rivivere la storia

trincea

Nonostante le fortezze sono state tutte demolite eccetto una, oggi è ugualmente possibile rivivere quella pagina nera di storia. Ovviamente la prima tappa è costituita dal forte-museo che abbiamo sopra descritto. Oltre al forte Gschwent – Belvedere, si possono percorrere i seguenti sentieri:

  • Sentiero della pace: si snoda per oltre 450 chilometri tra trincee e camminamenti che uniscono il Parco dell Stelvio alla Marmolada. Questo percorso attraversa la linea del fronte della guerra.
  • Marcia dei Forti: marcia organizzata da guide alpine
  • le scale dell’imperatore: non un sentiero ma un residuo del passato, questa scalinata parte in prossimità di Forte Cherle e sale il ripido versante boscato dell’altura sulla cui sommità si trovano i resti dell’ospedale militare.