Ubicata nella frazione di Montegiove, del comune di Montegabbione, sorge una delle località rurali umbre più conosciute, stiamo parlando di “La Scarzuola”. Questa località è ben conosciuta sopratutto per la presenza di un antico convento dove si sostiene che abbia dimorato san Francesco D’Assisi. In parte di questo articolo il nostro interesse si soffermerà proprio su questo antico convento che ha lo stesso nome del paese: “La Scarzuola”, per poi passare alla “città ideale” di Tomaso Buzzi, figura di gran rilievo nella storia di questo luogo.

La Scarzuola, tra storia e superstizione

scatto interno La Scarzuola

La storia di questa località viene citata nelle cronache medioevali per un singolare evento che lega il paese a San Francesco d’Assisi. Stando alle cronache fu proprio qui che il santo costruì una capanna el punto in cui aveva piantato una rosa e un alloro e da cui era sgorgata miracolosamente una fontana. Il nome del luogo deriva dalla pianta utilizzata nella costruzione della capanna: il santo infatti ricorse ad una pianta palustre denominata appunto “La Scarza”. In memoria di questo avvenimento, i conti di Marsciano decisero di ergere una chiesa che ben presto si trasformò in un convento francescano affidato ai Frati Minori. I locali del convento restarono nelle loro mani sino alla fine del Settecento, quando ne presero possesso i marchesi Misciatelli di Orvieto. Trascorsi diversi secoli, nella seconda metà del Novecento,  la proprietà del complesso passò nelle mani dell’architetto milanese Tomaso Buzzi che dopo averlo acquistato costruì accanto quella da lui definita “città ideale” che lo rappresentasse.

La chiesa

Per quanto riguarda gli interni della chiesa che si può visitare, va detto che al suo interno si incontrano quattro Cappelle, due sfondate d’ugual grandezza, una di rimpetto all’altra, dedicate una al glorioso P.S. Francesco Stimmatizzato e a San Carlo Borromeo; e le altre due una consacrata all’Immacolata e l’altra a San Pasquale Baylon; di dove per l’apertura di un angolo si passa alla Cappella del Crocifisso, antico Oratorio del nostro Serafico Padre e dunque all’Altare MAggiore. Questa cappella si presenta completamente in pietra concia e alle spalle dell’Altare si trova il Coro.

La città ideale

Con l’arrivo di Buzzi si avviò una vera e propria opera di costruzione che avrebbe dato vita alla dicotomia Città sacra (dove si ergeva il convento) e città profana (la città ideata dal Buzzi). Dal 1958 al 1978, l’architetto progettò e costruì, nella valletta dietro al convento, una grande scenografia teatrale che egli definì “un’antologia in pietra”, Il progetto ha alla sua base una spirale di pergolati all’interno dei quali si trova un asse verticale che dalla  statua scheletrica del Pegaso, attraverso un sistema di terrazzamenti, conduce a un anfiteatro, al teatro agnostico, al teatro erboso, per finire alla torre colonna rotta e a un asse orizzontale delimitato a sinistra dal teatro delle api, al centro dal palcoscenico con labirinto musicale, e a destra dalla città Buzziana con al culmine l’Acropoli. L’opera del Buzzi una volta completata si mostra come un raggruppamento di sette scene teatrali, metafora della vita di ciascuno. La complessa simbologia creata da Buzzi permette di individuare una seconda interpretazione dell’intero complesso urbano. L’intricato percorso iniziatico, che si dipana tra gli edifici della città, rappresenta un confronto con l’inconscio e si completa attraverso una serie di incontri con figure archetipiche, secondo il modello di individuazione. Questo percorso ricco di figure e simboli porta infine il visitatore a prendere consapevolezza di sè.  Buzzi lascia incompiuta un’opera incompiuta per sua natura, alla sua morte, nel 1981, la proprietà passa a Marco Solari che ne continua la costruzione, utilizzando i progetti lasciati dall’architetto ed introduce con entusiasmo i visitatori ai misteri di questo straordinario e teatrale percorso di meditazione e di iniziazione.

Visitare La Scarzuola 

Oggi giorno è sicuramente possibile visitare questa sorta di opera d’arte in pietra, ma siccome oggi è privata per poterla visitare è obbligatorio prenotare il giorno e l’orario della visita. Per prenotare le visite vige inoltre una regola che prevede la creazione di un gruppo minimo di otto persone. Nel caso in cui gli interessati non raggiungono il numero minimo richiesto ci si dovrà accodare ad un altro gruppo.