Il nostro viaggio alla scoperta dei tesori nascosti d’Italia fa tappa in una regione troppo spesso sottovalutata ma capace di regalare emozioni inaspettate: il Molise. Più precisamente, oggi ci addentriamo nel lussureggiante territorio comunale di Castelpetroso, in provincia di Isernia. Se abbiamo scelto di fermarci tra questi boschi appenninici è per svelarvi un’imponente costruzione che sembra uscita direttamente dalle pagine di un libro di fiabe.
Spesso chiamata erroneamente “Abbazia dell’Addolorata”, ci troviamo di fronte al magnifico Santuario di Maria Santissima Addolorata, elevato a Basilica Minore nel 2013. Un luogo dove fede, storia, architettura e natura incontaminata si fondono in un’unica, indimenticabile esperienza di viaggio.
Un’Apparizione di Pietra tra i Boschi: La Genesi del Santuario
Arrivando a Castelpetroso, percorrendo le tortuose strade molisane, la vista del Santuario si palesa quasi all’improvviso, stagliandosi contro il verde intenso dei monti circostanti. Sorge a pochi passi da un antico tratturo, un tempo solcato da pastori, greggi e pellegrini in transito durante la transumanza.
La sua costruzione fu avviata sul finire del XIX secolo, e il progetto venne affidato all’ingegnere bolognese Francesco Gualandi (spesso coadiuvato dal figlio Giuseppe). L’ambizioso cantiere prese ufficialmente il via con la posa della prima pietra il 28 settembre 1890, ma la sua genesi fu lunga e travagliata: l’opera fu infatti portata a compimento e consacrata soltanto nel 1975. A rallentare i lavori contribuirono non solo le immense difficoltà tecniche di erigere un colosso simile in un’area impervia, ma soprattutto le due tragiche Guerre Mondiali e le conseguenti, durissime crisi economiche del dopoguerra.
Ma l’attesa è stata ampiamente ripagata. Oggi il Santuario è un capolavoro interamente realizzato in pietra locale (la celebre pietra di Carpinone), scolpita con una maestria tale da sembrare un prezioso ricamo.
Un Simbolismo Architettonico Profondo
L’intero complesso non è stato disegnato a caso, ma segue un preciso e toccante simbolismo religioso. La pianta del Santuario è estremamente particolare e unica nel suo genere: vista dall’alto, rappresenta un cuore trafitto da sette spade, il simbolo per eccellenza dell’Addolorata, che richiama i sette dolori vissuti dalla Vergine Maria durante la vita di Cristo.
Lo Spettacolo dell’Esterno: Un Trionfo Neogotico
Avvicinandosi alla basilica, lo sguardo viene inevitabilmente catturato dalla maestosità della struttura. Lo stile scelto dai Gualandi è un neogotico puro ed esuberante, un unicum nel panorama architettonico del Centro-Sud Italia.
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La Facciata: È stretta, slanciata verso il cielo, e serrata tra due possenti torri campanarie. Risulta tripartita orizzontalmente in tre sezioni di uguale altezza, ciascuna delle quali culmina con una svettante cuspide triangolare.
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Le Finestre: Al centro della composizione spicca una magnifica quadrifora finemente decorata, mentre ai lati si aprono due eleganti trifore, che alleggeriscono la mole di pietra permettendo alla luce di inondare gli interni.
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I Portali e i Mosaici: Nella fascia inferiore si aprono tre portali fortemente strombati. Alzando gli occhi prima di varcare la soglia, potrete ammirare le lunette musive che li sovrastano, ricche di colori vibranti e dettagli in oro. La scena centrale raffigura Gesù in croce tra Maria e Giovanni; la lunetta di sinistra illustra la dolce scena dell’Annunciazione, mentre quella di destra celebra l’Incoronazione di Maria.
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La Cupola: A dominare l’intero complesso è la monumentale cupola ottagonale, che si innalza per ben 54 metri, un vero e proprio faro visibile da tutta la vallata.
Gli Interni: Luce, Silenzio e Raccoglimento
Se l’esterno colpisce per la sua esuberanza gotica, l’interno (che vi invitiamo caldamente a visitare di persona, poiché le parole faticano a renderne la reale magia) abbraccia il visitatore in un’atmosfera di profondo misticismo.
La struttura si sviluppa su una pianta centrale dominata da un’imponente aula ottagonale, sovrastata dalla luminosissima cupola. Tutto intorno corre un elegante deambulatorio con volta a crociera, dal quale si irradiano a raggiera le cappelle laterali.
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Le Sette Cappelle: In totale, le cappelle sono sette. Si contano tre cappelle absidate di dimensioni maggiori e due più piccole. Sul lato opposto all’ingresso troneggia la cappella maggiore, leggermente più ampia delle altre sei ma identica nella pianta. Insieme, questi sette spazi sacri rappresentano fisicamente le sette spade che trafiggono il cuore della Madonna.
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L’Altare Maggiore: Realizzato in marmi policromi pregiati, l’altare è un’opera d’arte che calamita l’attenzione, spesso adorno di fiori offerti dai pellegrini che giungono qui da ogni parte del mondo.
Storia e Mistero: Le Apparizioni del 1888
Ma perché erigere un santuario così imponente in una sperduta vallata molisana? La risposta risiede in una serie di eventi straordinari che cambiarono per sempre la storia di Castelpetroso. Tutto ebbe inizio giovedì 22 marzo 1888.
Protagoniste di questa storia furono due umili contadine del luogo, Fabiana Cicchino (detta Matrice) e Serafina Valentino (detta Macchia). Le due donne si trovavano in una località boschiva e aspra denominata “Cesa tra Santi” per coltivare un piccolo appezzamento di terra. Avevano portato con sé due pecorelle, ma nel corso del pomeriggio si accorsero che una delle due si era smarrita tra i rovi.
Le due donne si separarono per cercarla. Fu Fabiana, addentrandosi nella vegetazione, a notare un bagliore accecante provenire da una grotta. Incuriosita e timorosa, si avvicinò, trovandosi di fronte a una visione celeste che la lasciò senza fiato: la Vergine Maria, in ginocchio, con le braccia allargate in un gesto di offerta dolorosa e lo sguardo implorante rivolto al cielo, e ai suoi piedi il corpo esanime di Gesù coperto di sangue. Quando Fabiana chiamò a gran voce Serafina, la visione era ormai svanita. Tuttavia, il mistero non finì lì. Appena dieci giorni dopo, il primo aprile, giorno di Pasqua, l’apparizione si rinnovò nello stesso luogo: questa volta entrambe le donne poterono contemplare la Madonna Addolorata.
L’Indagine della Chiesa e il Miracolo dell’Acqua
La notizia si diffuse rapidamente in tutto il circondario, attirando folle di curiosi, devoti e scettici. Il 26 settembre 1888, il Vescovo di Bojano, Monsignor Francesco Macarone Palmieri, decise di recarsi personalmente a “Cesa tra Santi” per indagare sulle presunte apparizioni. Giunto sul posto, ebbe lui stesso la grazia di assistere alla medesima visione descritta dalle contadine.
A suggellare l’autenticità del luogo, si aggiunse un ulteriore evento prodigioso: improvvisamente, ai piedi della rupe dell’apparizione, scaturì una sorgente d’acqua, rivelatasi ben presto portatrice di grazie e guarigioni.
Il Giornalista, il Figlio Malato e la Nascita del Progetto
È a questo punto che la storia locale si incrocia con quella nazionale. La fama della sorgente miracolosa giunse fino a Bologna, alle orecchie di Carlo Acquaderni, influente giornalista e direttore della rivista mariana “Il Servo di Maria”. Acquaderni viveva un dramma personale: suo figlio Augusto, poco più che ventenne, era affetto da una grave forma di tubercolosi ossea, all’epoca considerata incurabile.
Aggrappandosi alla speranza, alla fine del 1888 Acquaderni decise di recarsi in Molise con il figlio. Bevvero l’acqua della sorgente e pregarono con fervore. Il miracolo avvenne: Augusto guarì completamente, un fatto successivamente documentato da scrupolosi accertamenti medici.
Agli inizi del 1889, padre e figlio fecero ritorno a “Cesa tra Santi” per ringraziare la Madonna, la quale fece loro il dono di manifestarsi nella stessa dolorosa postura delle visioni precedenti. Profondamente grato e mosso dalla fede, Carlo Acquaderni si fece promotore di una grandiosa iniziativa: edificare un magnifico Tempio dedicato alla Vergine Addolorata proprio in quel luogo impervio. Trovando il pieno e convinto sostegno del Vescovo Macarone Palmieri, Acquaderni lanciò una raccolta fondi attraverso la sua rivista, coinvolgendo fedeli da tutta Italia e persino dall’estero. Fu così che, l’anno successivo, il progetto venne affidato all’ingegner Gualandi, dando inizio alla storia di pietra e fede che possiamo ammirare oggi.
Oltre il Santuario: Il Sentiero della “Via Matris”
Per il turista e il pellegrino, la visita al complesso di Castelpetroso non si esaurisce all’interno della Basilica. Uno dei momenti più suggestivi dell’intero itinerario è senza dubbio la percorrenza della Via Matris, un incantevole sentiero montano lungo circa 750 metri che collega il piazzale del Santuario direttamente al luogo esatto delle apparizioni, su a “Cesa tra Santi”.
A differenza della Via Crucis, la Via Matris (inaugurata nel 1947) è un percorso meditativo articolato in sette tappe, dedicate ai sette dolori della Vergine Maria. Lungo il sentiero boschivo, immersi nel profumo dei pini e nel canto degli uccelli, si incontrano sette meravigliosi gruppi scultorei in bronzo, realizzati dall’artista Alessandro Romano.
La camminata culmina dinanzi alla Cappellina delle Apparizioni, un luogo intimo e suggestivo costruito in pietra rustica attorno alla piccola grotta originaria. Qui sgorga ancora la fonte d’acqua miracolosa, e il silenzio del bosco invita chiunque — credente o semplice viaggiatore alla ricerca di pace — a un momento di profonda riflessione.
Consigli Pratici per il Viaggiatore nel Molise
Se questo racconto vi ha ispirato a pianificare una visita, ecco alcuni consigli utili per rendere il vostro viaggio in Molise perfetto:
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Quando andare: Il Santuario è affascinante tutto l’anno. In primavera ed estate potrete godere del clima mite e percorrere la Via Matris all’ombra della rigogliosa vegetazione. In inverno, se siete fortunati, potrete assistere allo spettacolo del Santuario ammantato di neve, una visione che ne esalta l’atmosfera fiabesca.
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Come arrivare: Castelpetroso è facilmente raggiungibile in auto tramite la Strada Statale 17 (SS17) che collega Isernia a Campobasso. C’è un ampio parcheggio gratuito alla base del complesso.
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Abbigliamento: Se intendete percorrere la Via Matris fino al luogo delle apparizioni, vi consigliamo scarpe comode, preferibilmente da trekking o da ginnastica con un buon grip, poiché il sentiero in alcuni tratti può essere sconnesso o umido.
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Esplorare i dintorni: Il Molise offre molto di più! Dopo la visita al Santuario, spingetevi fino alla vicina Isernia per scoprire il Museo Nazionale del Paleolitico, oppure dirigetevi verso Agnone, il pittoresco borgo montano famoso in tutto il mondo per la Pontificia Fonderia di Campane Marinelli, la più antica del mondo. Se amate l’archeologia, non perdetevi le spettacolari rovine di Altilia-Saepinum, un’antica città romana perfettamente conservata lungo i tratturi.
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I Sapori del Molise: Il turismo è anche scoperta enogastronomica. Nelle trattorie della zona ordinate un piatto di cavatelli al ragù di cinghiale o al tartufo (di cui il Molise è un eccellente produttore). Non andate via senza aver assaggiato il Caciocavallo di Agnone e senza aver brindato con un buon calice di Tintilia, il vino rosso autoctono per eccellenza della regione, dal sapore robusto e speziato.
Il Santuario di Castelpetroso non è solo una meta religiosa, ma un vero e proprio capolavoro d’arte incastonato in un paesaggio che ha saputo resistere allo scorrere del tempo. Un angolo d’Italia che aspetta solo di essere scoperto e ammirato.
