Alla Scoperta della Casina Vanvitelliana: Il Gioiello Borbonico Sospeso sulle Acque di Bacoli

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Il comune di Bacoli è indiscutibilmente uno dei luoghi più amati e frequentati dagli abitanti della Campania. Soprattutto durante il periodo estivo, le sue spiagge assolate e i vivaci locali si animano, offrendo un rifugio perfetto dalla frenesia cittadina. Tuttavia, Bacoli non è solo sinonimo di mare e spensieratezza estiva. Questo affascinante angolo dei Campi Flegrei è anche il silenzioso e fiero custode di un patrimonio storico, artistico e culturale di inestimabile valore, risalente all’era borbonica e non solo.

Proprio nel cuore pulsante di questo territorio si adagia il placido Lago Fusaro. Sulle sue acque immobili ed enigmatiche sorge una struttura che sembra uscita direttamente dalla penna di un romanziere: la celebre Casina Vanvitelliana. Oggi vi portiamo in un viaggio nel tempo per scoprire i segreti di questo antico padiglione da caccia, un capolavoro architettonico che fonde natura, storia e ingegno umano.

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Il Lago Fusaro: Tra Miti Infernali e Nobili Coltivazioni

Prima di varcare idealmente la soglia della Casina, è doveroso spendere qualche parola sul palcoscenico naturale che la ospita. Il Lago Fusaro ha un’origine geografica molto affascinante: si è formato gradualmente nel corso dei secoli a causa della chiusura del tratto di mare compreso tra le frazioni costiere di Torregaveta e Cuma.

Ma il Fusaro non è uno specchio d’acqua qualunque. Nell’antichità classica, questo luogo era avvolto da un’aura di mistero e sacralità. Veniva infatti identificato dagli antichi con la mitica Acherusia palus, ovvero la palude infernale formata dalle acque del fiume Acheronte, il confine oscuro che le anime dei defunti dovevano attraversare per giungere nell’Ade. Un contrasto poetico e sorprendente, se si pensa che oggi le sue sponde offrono uno degli scenari più romantici e luminosi di tutta la regione.

L’Intuizione del Re e l’Ostricoltura

La storia moderna di questo lago prende una piega decisamente diversa e mondana a partire dal 1764. In quell’anno, il re di Napoli Ferdinando IV di Borbone decise di valorizzare il lago Fusaro. La sua brillante intuizione fu quella di trasformare la zona in una riserva reale, introducendovi e perfezionando la coltivazione delle ostriche. L’ostricoltura flegrea divenne presto un’eccellenza gastronomica assoluta, destinata ad allietare i palati della corte e dei nobili ospiti del Regno di Napoli.

Il Genio di Carlo Vanvitelli: Architettura Sospesa sull’Acqua

Circa vent’anni dopo l’inizio della valorizzazione del lago, nel 1782, Ferdinando IV decise che quel luogo incantevole meritava un rifugio degno di un sovrano. Fu così che diede mandato al celebre architetto Carlo Vanvitelli (figlio dell’illustre Luigi Vanvitelli, il genio dietro la maestosa Reggia di Caserta) di progettare e costruire un padiglione per la caccia e la pesca. L’obiettivo era creare un “Real Casino” dove il re potesse riposarsi e intrattenersi.

Accettato il prestigioso incarico, Vanvitelli diede sfogo a tutta la sua creatività tardo-barocca. L’edificio non nacque dal nulla, ma fu edificato su un’isoletta naturale preesistente, che l’architetto fece opportunamente consolidare e ampliare attraverso una massiccia foderatura di grosse pietre vulcaniche.

Il risultato è un capolavoro di grazia e simmetria. La Casina si sviluppa su una pianta complessa formata dall’intersezione di tre corpi ottagonali che le conferiscono un aspetto quasi fiabesco, simile a un’elegante pagoda. Strutturata su due livelli, è caratterizzata da corpi sporgenti, ampie vetrate che inondano gli ambienti di luce naturale, e logge terrazzate su entrambi i piani, studiate per offrire una vista panoramica a 360 gradi. Inizialmente, questo rifugio esclusivo era raggiungibile esclusivamente via acqua, tramite imbarcazioni a remi. Solo nei secoli successivi fu realizzato il suggestivo ponte in legno che oggi collega l’isolotto alla terraferma.

Lo Sfarzo, la Rivoluzione e i Tesori Sopravvissuti

Gli interni della Casina Vanvitelliana furono concepiti per stupire. Le sale vennero arricchite con opere d’arte di inestimabile valore. Tra gli elementi di maggior spicco vi erano i dipinti di Jakob Philipp Hackert, celebre pittore paesaggista e grande amico del Vanvitelli, che per la Casina realizzò quattro grandi tele raffiguranti le stagioni. A impreziosire le pareti contribuivano anche le finissime tele in seta provenienti dalle reali seterie borboniche di San Leucio.

Purtroppo, la quiete di questo paradiso fu bruscamente interrotta. Durante i tumultuosi moti rivoluzionari del 1799, che portarono alla nascita della Repubblica Partenopea, la Casina subì un devastante saccheggio. La furia spogliò le stanze dei loro tesori: andarono perduti per sempre i capolavori di Hackert, le preziose sete e gran parte della mobilia originaria.

Oggi, dell’antico e sfarzoso mobilio borbonico, sopravvivono pochi ma preziosissimi elementi che testimoniano il passato splendore: un elegante lampadario, un tavolo rotondo finemente lavorato e, soprattutto, un magnifico camino. In ognuno di questi arredi è ricorrente e ben visibile il motivo della conchiglia, un chiaro omaggio alla vocazione marittima del luogo e simbolo inconfondibile della dinastia dei Borbone.

Un Salotto per l’Europa: Gli Ospiti Illustri

Nonostante le ferite inflitte dal tempo, la Casina ha continuato a esercitare un fascino magnetico, diventando un vero e proprio “salotto sull’acqua” ambito dalle più alte cariche dell’epoca. Nel corso dei suoi decenni d’oro, le sue stanze hanno visto passeggiare teste coronate, statisti e geni indiscussi in visita al Regno di Napoli (e successivamente del Sud). Tra le mura di questa perla flegrea hanno soggiornato monarchi stranieri del calibro dell’Imperatore d’Austria Francesco II e dello Zar di Russia Nicola I. Anche l’astuto Principe di Metternich, potente diplomatico europeo, godette della vista sul lago da queste terrazze. Ma l’aura della Casina è indissolubilmente legata anche alla storia della musica: geni immortali come Wolfgang Amadeus Mozart e Gioachino Rossini sono stati accolti in questi ambienti. In tempi storici più recenti, anche il Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi vi ha fatto visita.

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Tra Cinema e Leggenda: La “Casa della Fata Turchina”

C’è una curiosità affascinante che lega la Casina Vanvitelliana all’immaginario collettivo. Moltissime persone, ancora oggi, sono convinte che l’edificio sia stato utilizzato come set per la celebre casa della Fata Turchina nello storico sceneggiato televisivo Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini. In realtà, si tratta di un falso mito (le riprese furono effettuate nel Lazio), ma la somiglianza architettonica e l’atmosfera onirica della struttura sono tali da aver alimentato questa romantica leggenda per decenni. In compenso, la Casina è stata un vero e maestoso set cinematografico: la grande regista Lina Wertmüller l’ha scelta per alcune memorabili scene del suo film Ferdinando e Carolina.

Informazioni Utili per la Visita

Se la lettura di questa storia vi ha fatto venire voglia di recarvi di persona ad ammirare questa perla campana, ecco tutto ciò che c’è da sapere per organizzare al meglio la vostra escursione.

  • L’Associazione Culturale: La Casina Vanvitelliana è attualmente aperta al pubblico e visitabile grazie all’attento lavoro dell’Associazione PHLEGRAEUS.

  • Giorni di apertura: I giorni in cui è possibile varcare la soglia di questo gioiello sono esclusivamente il sabato, la domenica e i giorni festivi.

  • Aperture Straordinarie: Siete una comitiva numerosa? Nessun problema. Nel caso in cui a volerla visitare sia un gruppo (di minimo 20 persone), è possibile contattare direttamente l’associazione per richiedere un’apertura straordinaria anche al di fuori del fine settimana.

  • Il consiglio in più: Vi suggeriamo di programmare la vostra visita nel tardo pomeriggio. La vista della Casina al tramonto, quando il sole infiamma le acque del lago, vi regalerà uno scatto fotografico indimenticabile.

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