Il Cilento non è semplicemente una subregione montuosa della Campania, in provincia di Salerno; è un vero e proprio universo a sé stante, un rifugio dove il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è un territorio fatto di contrasti meravigliosi: montagne aspre che si tuffano a capofitto in un mare cristallino, antichi borghi arroccati su colline silenziose e tradizioni millenarie che si respirano in ogni vicolo.
Conoscere a fondo l’intero Cilento è un’avventura che richiede tempo e dedizione. Tuttavia, se state pianificando il vostro itinerario e vi state chiedendo da dove iniziare, c’è un luogo che racchiude in sé tutta la magia di questa terra: Castellabate. Questo affascinante comune, con i suoi borghi costieri e il suo centro storico panoramico, rappresenta una delle mete turistiche più amate e ricercate di tutta la regione.
Che cos’è un “Comune Sparso”?
Prima di immergerci nella storia e nelle bellezze di questa destinazione, è utile fare una piccola ma importante precisazione geografica e amministrativa. Castellabate è quello che in Italia viene definito un comune sparso.
Questo significa che la denominazione del comune (Castellabate) non corrisponde a un unico grande centro urbano, ma a un territorio che raggruppa diverse frazioni distinte. L’ente locale e il municipio hanno sede nel borgo antico in collina (il capoluogo), ma la vita del comune si estende fino al mare, abbracciando frazioni celebri come Santa Maria, San Marco, Ogliastro Marina e Lago. Visitare Castellabate, dunque, significa intraprendere un viaggio a tappe tra la collina e la costa.
Le Radici di Pietra: La Storia di Castellabate
Passeggiare oggi per i vicoli di Castellabate significa camminare su secoli di storia avvincente. Sebbene il territorio mostri tracce di insediamenti risalenti addirittura all’epoca preistorica, le prime notizie ufficiali e documentate risalgono all’anno 977, quando l’allora vescovo di Paestum, Pandone, cedette alcuni possedimenti terrieri a un gruppo di marinai provenienti da Atrani.
Ma il vero punto di svolta, quello che diede l’identità e il nome stesso al borgo, avvenne nel Medioevo.
Il Castello dell’Abate e le Incursioni Saracene
Inizialmente dominata dai Saraceni, la zona passò sotto il controllo del principe longobardo Gisulfo II di Salerno, il quale donò queste fertili terre all’abate Leone I della potente Badia di Cava de’ Tirreni. I monaci benedettini avviarono un’opera straordinaria di bonifica e gestione agricola del territorio.
Tuttavia, la minaccia dei pirati saraceni, che razziavano costantemente le coste, era un incubo per la popolazione locale. Fu così che, per difendere i contadini e i pescatori, il quarto abate della Badia, Costabile Gentilcore (oggi Santo Patrono del paese), ottenne da Guglielmo II di Puglia il permesso di erigere una fortezza sul colle di Sant’Angelo.
I lavori di costruzione del castello iniziarono nel 1123 e furono completati sotto l’abbaziato del suo successore, Simeone. Alla morte di Costabile, la gratitudine del popolo fu tale che la fortezza venne battezzata in suo onore: Castrum Abatis, ovvero “Il Castello dell’Abate”, da cui deriva l’attuale nome Castellabate.
Dagli Angioini alla Seconda Guerra Mondiale
Grazie alla sua formidabile posizione strategica, il castello divenne in breve tempo la più importante baronia del Cilento. La sua solidità fu messa a dura prova durante la spietata guerra angioina-aragonese. Nel 1286, la fortezza fu conquistata dagli Almugaveri agli ordini di Giacomo I di Sicilia, ma nel 1299 tornò nelle mani degli Angioini di re Carlo II d’Angiò. Quest’ultimo decise di laicizzare il feudo, affidandolo a Giacomo di Sant’Amando. Dopo circa quarant’anni come presidio della corona, nel 1349 la regina Giovanna I di Napoli restituì solennemente il castello alla Badia di Cava.
Facendo un salto in avanti nei secoli, il 1806 segna l’anno in cui Castellabate fu ufficialmente riconosciuto come capoluogo di comune. La storia moderna del borgo è segnata da momenti di grande fermento patriottico, come i “moti cilentani” del 1828 e del 1848, preludio all’Unità d’Italia.
Un altro capitolo fondamentale, e spesso dimenticato, riguarda la Seconda Guerra Mondiale. Nel settembre del 1943, durante la celebre Operation Avalanche (lo Sbarco a Salerno), le truppe alleate occuparono la marina di Castellabate. Il litorale ospitò i soldati per diversi giorni prima che iniziassero la loro inesorabile e faticosa avanzata verso Roma.
Castellabate Oggi: Un Paradiso Turistico dalle Molte Anime
Oggi, i tempi delle scorribande dei pirati e delle battaglie campali sono solo un lontano, affascinante ricordo. Da molti anni, Castellabate è una delle mete turistiche più prestigiose della Campania, premiata ripetutamente con la Bandiera Blu per la limpidezza delle sue acque e con le Vele di Legambiente per la tutela dell’ambiente.
Il fascino di questo comune risiede nella sua incredibile varietà. Si può passare in pochi minuti dall’esplorazione di un castello medievale a un tuffo in un mare incontaminato. Ecco una guida dettagliata delle anime che compongono questo territorio.
1. Il Borgo Medievale di Castellabate (Il Capoluogo)
Arroccato a circa 280 metri sul livello del mare, il centro storico è un labirinto di vicoli acciottolati, archi in pietra, scalinate ripide e palazzi nobiliari. È stato riconosciuto come uno dei “Borghi più Belli d’Italia”.
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Il Castello dell’Abate: Visitate la fortezza originaria del 1123. Le sue mura possenti, i sotterranei e le torri raccontano storie di monaci guerrieri e difese disperate.
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Il Belvedere San Costabile: Conosciuto semplicemente come “La Piazzetta”, offre una vista mozzafiato su tutto il Golfo di Salerno, fino all’isola di Capri. È il luogo perfetto per un aperitivo al tramonto.
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Curiosità: Su una targa nel borgo leggerete la frase “Qui non si muore”. Pare sia stata pronunciata all’inizio dell’Ottocento dal re di Napoli, Gioacchino Murat, colpito dalla purezza dell’aria e dalla mitezza del clima locale.
2. Santa Maria di Castellabate (Il Cuore Pulsante)
Scendendo verso la costa, si incontra Santa Maria, la frazione più grande, vivace e commercialmente attiva. Da tranquillo borgo di pescatori, si è trasformata in una rinomata stazione balneare.
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Il set di “Benvenuti al Sud”: Questa frazione ha conosciuto un boom turistico internazionale grazie al celebre film del 2010 con Claudio Bisio e Alessandro Siani. Passeggiando per la Marina Piccola e il porticciolo delle Gatte, riconoscerete facilmente le location della pellicola.
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Il mare e lo shopping: Oltre alle spiagge di sabbia dorata (come la spiaggia di Zona Lago e quella del Pozzillo), Santa Maria offre un bellissimo corso pedonale ricco di boutique, botteghe di artigianato locale e ristoranti raffinati.
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Palazzo Belmonte e Villa Matarazzo: Splendidi esempi di architettura nobiliare ottocentesca che impreziosiscono il lungomare.
3. San Marco di Castellabate (L’Antica Tradizione Marinara)
A sud di Santa Maria, superata la collina di Torretta, si trova San Marco. Se Santa Maria è la zona della movida e dello shopping, San Marco ha mantenuto un’anima più rustica, legata profondamente alla pesca e al mare.
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Il Porto: È il cuore pulsante della frazione. Da qui, ogni giorno, partono e arrivano i pescherecci che riforniscono i ristoranti locali di pesce freschissimo.
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I resti del Porto Romano: Sul fondale e lungo la costa adiacente all’attuale porto, è possibile scorgere i resti di antichi approdi risalenti all’epoca greco-romana, a testimonianza dell’importanza commerciale di questo tratto di mare già nell’antichità.
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La Chiesa di San Marco: Un punto di riferimento per la comunità locale, merita una breve sosta durante la vostra passeggiata tra le reti stese al sole e il profumo di salsedine.
4. Punta Licosa (Tra Mito, Natura ed Escursionismo)
Per gli amanti della natura selvaggia, Punta Licosa è il gioiello assoluto del comune. Si trova al limite meridionale del golfo di Castellabate e si raggiunge comodamente a piedi o in bicicletta proprio partendo dal porto di San Marco.
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Il Sentiero: Il percorso attraversa una fitta e profumata pineta mediterranea, lambendo calette nascoste e scogliere bagnate da un mare turchese, tutelato dall’Area Marina Protetta. Essendo un’area privata e poco abitata, ha mantenuto un aspetto prettamente naturale e incontaminato.
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Il Mito della Sirena Leucosia: Il nome della località deriva dalla leggenda della sirena Leucosia. Secondo il mito greco, disperata per non essere riuscita ad ammaliare Ulisse con il suo canto, Leucosia si gettò in mare e il suo corpo emerse trasformandosi nell’omonima isoletta (che ospita oggi un pittoresco faro), ben visibile dalla punta.
I Sapori del Cilento: Cosa Gustare a Castellabate
Un viaggio a Castellabate non può dirsi completo senza un’immersione nella gastronomia locale. Il Cilento è considerato la patria della Dieta Mediterranea (studiata e codificata proprio in queste zone dal biologo americano Ancel Keys).
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Il Pescato del Giorno: Nei ristoranti di San Marco e Santa Maria, non perdetevi le alici mbuttunate (alici ripiene), le fritture di paranza e i crudi di mare.
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I Prodotti della Terra: L’entroterra offre formaggi eccezionali, tra cui spicca la mozzarella nella mortella (una mozzarella di vacca avvolta e conservata in rami di mirto, che le conferiscono un aroma balsamico unico).
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I Dolci: A fine pasto, assaporate i famosi Fichi Bianchi del Cilento (DOP), spesso serviti essiccati, ricoperti di cioccolato o ripieni di noci e mandorle.
Come Vivere al Meglio l’Esperienza
Come al solito, il nostro consiglio principale resta quello di godervi il territorio senza fretta. Il turismo in Cilento è fatto di “slow living”, di passeggiate lente all’interno dei piccoli borghi, esplorandoli da cima a fondo.
Perditi tra i vicoli del capoluogo al tramonto, fermati a scambiare due chiacchiere con i pescatori al porto di San Marco, noleggia una barca per scoprire le calette segrete di Punta Licosa o semplicemente goditi un gelato artigianale passeggiando sul lungomare di Santa Maria. Castellabate non è solo un luogo da visitare, ma un’esperienza da vivere con tutti e cinque i sensi.
