La Basilica di Santa Maria di Collemaggio: Il Cuore Spirituale e Simbolo di Rinascita dell’Aquila

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A partire dal 1902, l’Abruzzo ha visto ufficialmente riconosciuto il valore inestimabile del suo patrimonio culturale con l’elevazione a “monumento nazionale” della maestosa Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Questo straordinario edificio religioso, situato a L’Aquila, sorge appena fuori l’antica cinta muraria sull’omonimo colle, circondato da un ampio e suggestivo prato verde. Non si tratta solo di un capolavoro architettonico, ma del simbolo stesso dell’identità aquilana, un luogo in cui spiritualità, mistero e storia si fondono in un abbraccio secolare.

Scopriamo insieme i dettagli di questo gioiello incastonato nel cuore dell’Appennino.

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La Storia: Eremiti, Papi e la Forza della Resilienza

La storia della Basilica di Collemaggio è lunga, affascinante e, a tratti, travagliata. Per comprendere appieno la magia che si respira varcando le sue soglie, è fondamentale ripercorrerne le tappe più significative, intrecciate a filo doppio con una delle figure più enigmatiche del Medioevo.

Il Sogno di Pietro da Morrone

La fondazione della basilica si deve alla caparbietà e alla visione di Pietro Angelerio da Morrone, un umile monaco eremita. La tradizione narra che, di ritorno dal Concilio di Lione nel 1274, l’eremita decise di fare sosta nei pressi dell’Aquila. Qui, immerso nel silenzio del colle, vide in sogno la Vergine Maria, circondata da angeli, che gli chiese di edificare in quel preciso luogo una chiesa in suo onore.

Il progetto prese vita con fervore e la chiesa venne consacrata nel 1288, sorgendo su un sito che ospitava già una precedente struttura dedicata a Santa Maria dell’Assunzione. Ma il destino di questo luogo era destinato a incrociarsi con la grande storia della Chiesa universale.

L’Incoronazione Papale e il “Gran Rifiuto”

Fu proprio all’interno di questa basilica, nel 1294, che l’anziano eremita ricevette le insegne papali, assumendo il nome di Papa Celestino V. L’Aquila divenne per un breve, ma intensissimo momento, il centro del mondo cristiano. Celestino V, tuttavia, passò alla storia per aver rinunciato al pontificato pochi mesi dopo (colui che Dante Alighieri, secondo molti critici, definì l’autore del “gran rifiuto”).

Grazie alla fama del “pontefice eremita”, la chiesa accrebbe rapidamente la sua popolarità, attirando pellegrini e rendendo necessari continui lavori di ampliamento e abbellimento. Nel XVI secolo, come sommo tributo, fu aggiunto l’imponente mausoleo di Celestino V, che ancora oggi custodisce le spoglie del Santo.

Le Ferite della Terra e i Rinascenti Splendori

La storia dell’Aquila è indissolubilmente legata a quella dei terremoti, e Collemaggio non ha fatto eccezione. Il devastante “Grande Terremoto” del 1703 distrusse gran parte della chiesa. I lavori di ricostruzione, completati nel 1736, donarono all’interno uno sfavillante e sfarzoso aspetto barocco, che si contrapponeva a un esterno rimasto piuttosto austero e dimesso.

Nel corso del Novecento, importanti restauri mirati a recuperare le forme originarie medievali smantellarono gran parte delle sovrastrutture barocche, restituendo alla navata il suo respiro romanico-gotico.

E arriviamo alla storia recente. Il 6 aprile 2009, un nuovo e tragico sisma ha ferito profondamente L’Aquila. La basilica di Collemaggio ha subito danni gravissimi, con il crollo dell’area del transetto e parte della copertura. Dopo un periodo di chiusura e un meticoloso e imponente progetto di restauro (finanziato dall’Eni a partire dal 2015), la basilica è tornata a splendere nel dicembre del 2017, riaprendo le sue porte al mondo. Oggi si presenta più sicura e affascinante che mai, vero emblema della resilienza del popolo abruzzese.


L’Esterno: Un Capolavoro di Geometria e Colore

Dopo aver compreso la travagliata e gloriosa storia di questo edificio, avvicinarsi alla sua facciata è un’esperienza che lascia senza fiato.

La Facciata in Pietra Bicolore

Il punto di forza assoluto della struttura è la facciata a coronamento orizzontale, considerata dalla critica la massima espressione dell’architettura abruzzese. Realizzata in perfetto stile romanico-gotico, si staglia come un immenso arazzo di pietra al termine di un vasto prato verde.

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Ciò che cattura immediatamente lo sguardo è il suo straordinario motivo geometrico: un rivestimento in conci di pietra bianca e rosa (provenienti dalle cave di Poggio Picenze e di Sassa) disposti a formare un elegante disegno a croci. Lo spazio è suddiviso verticalmente da due cordonature e orizzontalmente in nove settori, creando un senso di perfetto equilibrio.

I Rosoni e i Portali

A ben osservare i dettagli, si notano le tracce delle diverse epoche e maestranze che vi hanno lavorato:

  • I Tre Rosoni: Il rosone centrale, vero e proprio merletto di pietra, è un capolavoro di intaglio, differente da quelli laterali. Il rosone destro mostra un’eterogeneità di stili che ricorda la chiesa di San Silvestro, mentre il sinistro e il centrale presentano influenze gotiche d’Oltralpe, affini alle decorazioni di Santa Giusta.

  • Il Portale Maggiore: Si presenta maestoso, con archi concentrici a tutto sesto splendidamente decorati, impostati su pilastri e affiancati da due nicchie (tabernacoli cuspidati). I portali laterali, invece, mostrano linee più sobrie.

La Porta Santa e il Miracolo della Perdonanza

Lungo il fianco sinistro della basilica si trova un elemento di inestimabile valore religioso e culturale: la Porta Santa. Si tratta di un portale romanico monumentale, sormontato da un affresco lunettato.

Questa porta è il fulcro della Perdonanza Celestiniana, un evento storico-religioso unico al mondo. Un mese dopo la sua incoronazione, nel 1294, Papa Celestino V emanò una Bolla Papale che concedeva l’indulgenza plenaria a chiunque, confessato e pentito, fosse entrato in Collemaggio tra i Vespri del 28 e il 29 agosto di ogni anno. Di fatto, Celestino V inventò il primo Giubileo della storia, aperto a tutti, poveri e diseredati compresi, ben prima di quello istituito da Bonifacio VIII. Ancora oggi, a fine agosto, L’Aquila si anima di rievocazioni storiche, cortei e profonda spiritualità. Dal 2019, la Perdonanza è orgogliosamente iscritta nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.


L’Interno: Un Viaggio di Purificazione

Varcando il portale principale, si entra in una dimensione di profonda e solenne spiritualità. Le navate, liberate dagli stucchi barocchi novecenteschi, mostrano oggi un nitore e una vastità che invitano al raccoglimento, richiamando per suggestione e forme le grandi chiese sulmonesi di Santa Maria della Tomba e San Panfilo.

L’Architettura delle Navate

Lo spazio interno è vasto e arioso, diviso in tre navate da archi a sesto acuto (ogivali) che poggiano su pilastri a pianta ottagonale. La copertura lignea a vista della navata centrale, riportata alla sua semplicità originaria, ha sostituito un tempo il pregevole soffitto a cassettoni di stampo barocco, donando all’ambiente un’atmosfera autenticamente medievale.

Il Labirinto Pavimentale

Non dimenticate di abbassare lo sguardo: il pavimento della navata centrale è decorato con motivi geometrici che creano un vero e proprio labirinto. Nel Medioevo, i labirinti all’interno delle chiese non erano elementi decorativi, ma rappresentavano un cammino di purificazione, un pellegrinaggio simbolico che il fedele doveva percorrere per liberarsi dal peccato prima di giungere all’altare.

Il Mausoleo di Celestino V

Nella navata di destra, vicino al transetto, si erge il prezioso Mausoleo di San Pietro Celestino, un’opera d’arte rinascimentale realizzata nel 1517 da Girolamo da Vicenza. Questa imponente struttura marmorea custodisce i resti del Papa Santo. Miracolosamente sopravvissuto ai crolli del 2009, il mausoleo è oggi protetto e ammirabile in tutto il suo splendore scultoreo.

La Zona Absidale e gli Affreschi

L’area dell’abside ha subito pesanti ritocchi nel corso dei secoli a causa dei danni sismici. Oggi l’area presbiteriale si presenta con due tribune laterali a semi-ottagono e una tribuna centrale (ottagonale all’interno e quadrata sul volume esterno). Di grande pregio è il coro in stile gotico a due campate, con colonne a pianta ottagonale e capitelli finemente lavorati. Lungo le pareti delle navate laterali, si possono ancora ammirare preziosi brani di affreschi trecenteschi e quattrocenteschi, alcuni raffiguranti scene della vita della Vergine, santi e cavalieri, che ci permettono di immaginare quanto dovesse essere colorata e ricca la chiesa nel tardo Medioevo.


In Conclusione: Un’Esperienza Imperdibile

Se in passato si poteva parlare di Collemaggio con la malinconia di un capolavoro ferito, oggi la storia ha cambiato pagina. Grazie a uno dei restauri più avanzati e premiati a livello europeo, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio è viva, vibrante e aperta al pubblico, restituita non solo agli aquilani, ma al mondo intero.

Visitare questo luogo non significa soltanto ammirare un capolavoro dell’architettura romanico-gotica o ripercorrere i passi di un Papa eremita. Significa toccare con mano l’anima di una città che non si è mai arresa, capace di ricostruire la propria bellezza pietra su pietra.

Prendetevi il tempo di sedervi sul prato antistante, al tramonto, quando la luce accende il rosa della facciata creando riflessi dorati, e lasciatevi avvolgere dal senso di pace che questo colle emana ininterrottamente da oltre settecento anni.

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