Bussana Vecchia: Da Borgo Fantasma a Capitale Internazionale dell’Arte

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A volte accade che luoghi oggi considerati unici, magici e suggestivi nascano in seguito a eventi naturali disastrosi. È la legge della resilienza: dalle ceneri di un tragico passato, talvolta, riesce a sorgere qualcosa di eccezionale e inaspettato. Questo è esattamente ciò che è accaduto a Bussana Vecchia, uno straordinario paese situato in una pittoresca frazione collinare del Comune di Sanremo, nel cuore della Riviera Ligure di Ponente.

Oggi Bussana Vecchia non è solo una meta turistica, ma un vero e proprio museo a cielo aperto, un esperimento sociale e artistico che non ha eguali in Italia. Camminare tra i suoi vicoli significa compiere un viaggio nel tempo, dove la pietra millenaria si fonde con le tele colorate dei pittori contemporanei.

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Le Antiche Radici: Tra Romani, Longobardi e Saraceni

Ma quali sono gli eventi che hanno portato alla creazione e alla successiva trasformazione di questo piccolo gioiello sospeso tra collina e mare? Per scoprirlo, dobbiamo necessariamente fare un tuffo nel passato.

Le origini di Bussana si perdono nella notte dei tempi e sembrano risalire all’epoca della dominazione romana. Gli storici suppongono che il nome originario dell’insediamento fosse Armedina o Armedana. Tuttavia, la vera e propria vita sociale e urbanistica del paese iniziò a prendere forma con le invasioni longobarde, che spinsero le popolazioni locali a sviluppare un primo nucleo abitativo nella sottostante Valle Armea.

La pace non durò a lungo. A seguito delle feroci e continue incursioni dei pirati saraceni, che flagellavano le coste liguri, la popolazione fu costretta a spostarsi nuovamente, questa volta verso la cima del colle. Questa posizione strategica e impervia permetteva agli abitanti di avvistare i nemici e difendersi con maggiore efficacia.

Sarà solo nel XII secolo che il borgo conoscerà una forma più stabile di potere politico ed economico, grazie all’arrivo dei Conti di Ventimiglia, i quali provvidero alla costruzione di un imponente castello a dominare la vallata. Nel XIII secolo, il destino del paese mutò ancora: Bussana venne acquistata dalla potente Repubblica di Genova. Nonostante il cambio di giurisdizione, la “Superba” lasciò una relativa indipendenza e autonomia ai circa 250 abitanti del borgo.

Nel frattempo, il castello originario perse gradualmente la sua funzione prettamente difensiva per trasformarsi in una struttura residenziale. Nei secoli successivi, il borgo si espanse, attraversando una vita tranquilla e laboriosa. La popolazione era prevalentemente rurale e viveva in stretta simbiosi con il territorio: si sostentava con l’agricoltura, la coltivazione di olivi e agrumi su terreni sapientemente disposti a terrazzamenti (le famose “fasce” liguri) e il piccolo allevamento. Anche la vita religiosa assunse un ruolo sempre più centrale per la comunità, tanto che la chiesa principale del paese venne costantemente ampliata, decorata e impreziosita.

Il Tragico Terremoto del 1887: Il Giorno in Cui il Tempo si Fermò

Tutto cambiò per sempre in una fredda mattina di fine Ottocento. Gli eventi che portarono Bussana a diventare il “borgo fantasma” che ha preceduto la sua attuale incarnazione si verificarono il 23 febbraio 1887, nel giorno del Mercoledì delle Ceneri.

Alle ore 6:21 del mattino, la tranquilla routine del borgo venne devastata: un violentissimo terremoto (conosciuto storicamente come il Terremoto di Diano Marina) colpì l’intero entroterra sanremese. La scossa, improvvisa e brutale, danneggiò irrimediabilmente l’abitato di Bussana, provocando decine di vittime e danni strutturali incalcolabili. Essendo un giorno di festa religiosa, molti abitanti si trovavano riuniti in chiesa, circostanza che aggravò il bilancio della tragedia.

Fra gli edifici che subirono i crolli più devastanti ci furono l’antico castello (che versava già in uno stato di parziale rovina al momento del sisma) e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie (successivamente dedicata a Sant’Egidio), il cui tetto collassò quasi interamente.

Dopo aver vissuto per anni in alloggi di fortuna e baraccamenti provvisori con la speranza di poter ricostruire le proprie case, i superstiti dovettero arrendersi all’evidenza. Le autorità dichiararono il borgo inabitabile. Gli abitanti decisero, con grande dolore, di abbandonare le rovine, e l’antico borgo fu ufficialmente chiuso e reso inaccessibile dal Comune di Sanremo. Nel 1889, più a valle e in prossimità del mare, fu posata la prima pietra di quella che da lì a poco sarebbe stata conosciuta e abitata come Bussana Nuova.

Bussana Vecchia, da quel momento, rimase abbandonata a se stessa per decenni. La natura riprese i propri spazi, i rovi coprirono le mulattiere e il silenzio avvolse le case di pietra sventrate.

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La Rinascita: Dalle Macerie al Villaggio Internazionale degli Artisti

Il miracolo di Bussana Vecchia prese forma nei primi anni ’50 del Novecento. In pieno fervore post-bellico, un gruppo di creativi iniziò a esplorare l’entroterra ligure in cerca di luoghi incontaminati. Alcuni artisti scoprirono il villaggio in rovina e, affascinati dalla sua bellezza decadente e romantica, decisero di stabilirvisi. Considerarono Bussana Vecchia il luogo ideale, un rifugio perfetto per l’ispirazione e il terreno vergine su cui fondare una comunità artistica ideale, lontana dalle logiche commerciali della società moderna.

Dopo un primo tentativo pionieristico, ma di breve durata, da parte del ceramista torinese Mario Giani (in arte Clizia), la vera svolta avvenne nel 1959. Il pittore siciliano Vanni Giuffrè, assieme ad alcuni amici visionari provenienti da varie parti d’Europa, si trasferì fisicamente tra le rovine di Bussana Vecchia.

In questo luogo privo di acqua corrente, elettricità e fognature, venne sancita una vera e propria “Costituzione”, regolarmente depositata presso il notaio sanremese Minoia. Questo documento fondativo regolava la vita del neonato “Villaggio Internazionale degli Artisti”. Le regole erano semplici e utopistiche: i ruderi non potevano essere acquistati, ma solo occupati e restaurati con il proprio lavoro manuale, utilizzando esclusivamente i materiali recuperati sul posto.

Questa impostazione strettamente comunitaria funzionò fino a quando gli abitanti del villaggio, ormai diventati una dozzina, si resero conto che il frutto del loro durissimo lavoro di sgombero e ristrutturazione necessitava di una gestione più privata. Si optò quindi per l’assegnazione degli spazi abitativi a chi li aveva restaurati, mantenendo in comune solo alcuni luoghi di aggregazione, tra cui una galleria d’arte centrale destinata a raccogliere ed esporre le opere di tutti i residenti.

Nel giro di un decennio, la piccola comunità iniziò a fiorire. La popolazione raggiunse circa trenta abitanti stabili provenienti da tutto il mondo: pittori, scultori, ceramisti, musicisti, scrittori e liberi pensatori. Le serate trascorrevano a lume di candela, intrattenendosi in profonde discussioni su arte, filosofia e società.

Nonostante alcune fisiologiche divisioni interne sopraggiunte nel corso degli anni, la comunità ritrovò una forte compattezza quando si trattò di difendere il borgo dalle minacce esterne. Negli anni ’70, il Comune di Sanremo tentò di avviare lo sgombero forzato degli artisti. Nel 1976, in un’assemblea storica, tutti gli abitanti si riunirono e fondarono il “Comitato del Borgo di Bussana Vecchia”. Questa mossa permise loro di ottenere il riconoscimento ufficiale da parte del Comune e dell’amministrazione decentrata di Bussana Nuova, sancendo definitivamente l’esistenza e la toponomastica di Bussana Vecchia.

L’anno successivo, il 1977, rappresentò un’altra pietra miliare: grazie agli sforzi dei residenti, l’elettricità venne finalmente portata all’intero paese. Da allora, il rapporto con le istituzioni è rimasto complesso, dando vita a una lunga battaglia legale con lo Stato per il riconoscimento della proprietà delle case, recuperate e preservate esclusivamente grazie all’amore e al sudore di chi le ha abitate per decenni.

Cosa Visitare: Un Itinerario tra Arte, Pietra e Magia

Visitare Bussana Vecchia oggi richiede una predisposizione d’animo particolare. Non aspettatevi percorsi museali rigidi o attrazioni convenzionali. Per quanto riguarda il turismo in sé, visitare Bussana Vecchia significa soprattutto abbandonarsi all’istinto, passeggiare senza meta all’interno dell’intrico di carruggi (i tipici vicoli stretti liguri) e lasciarsi guidare dalla curiosità e dalla voglia di esplorare.

Ogni angolo è una scoperta: una porta colorata incastonata in un muro a secco, cascate di bouganville e gelsomini che si arrampicano sulle rovine, sculture in ferro battuto che spuntano improvvisamente dalle rocce. In un’ora o poco più, è possibile girare l’intero perimetro del borgo, ma il consiglio è di procedere lentamente.

Volendo tracciare un tour più mirato per non perdere i punti nevralgici della storia del paese, ecco le tappe imprescindibili:

  • Le Botteghe d’Arte e gli Atelier: Sono il cuore pulsante del borgo. Troverete laboratori di ceramica, studi di pittura, esposizioni di scultura e artigianato del cuoio o del vetro. Entrate, osservate gli artisti al lavoro e non esitate a scambiare qualche parola con loro: le storie di chi ha scelto di vivere qui sono affascinanti quanto le loro opere.

  • La Chiesa di Sant’Egidio: È il simbolo e il monumento più iconico del terremoto. Un tempo cuore religioso della comunità, oggi è visitabile solo dall’esterno per motivi di sicurezza. Il suo tetto non c’è più; guardando all’interno, oltre i possenti cancelli, si scorge l’azzurro del cielo che sovrasta gli stucchi seicenteschi e l’altare rimasto intatto tra le macerie. Un’immagine dal fortissimo impatto emotivo.

  • L’Oratorio di San Giovanni Battista: Situato poco distante dalla chiesa principale, anche questo piccolo edificio è visitabile solo dall’esterno. Le sue pareti sbrecciate sono una muta testimonianza della violenza del sisma, ma aggiungono un tocco di crudo romanticismo al paesaggio urbano.

  • I Ruderi del Castello Medioevale: Situati nel punto più alto del colle. Anche se ne rimangono solo porzioni di mura, raggiungerli permette di dominare con lo sguardo tutta la vallata circostante, offrendo un panorama mozzafiato che spazia fino al mare scintillante del Golfo di Sanremo.

  • Il Giardino Botanico e i Sentieri: Ai margini dell’abitato, l’impegno di alcuni residenti ha dato vita a percorsi verdi dove la macchia mediterranea si sposa con piante ornamentali, creando oasi di pace perfette per la meditazione o per scattare fotografie memorabili.

Consigli Pratici per il Visitatore

Per godere appieno della magia di Bussana Vecchia, è utile tenere a mente alcuni accorgimenti organizzativi:

  • Come arrivare e dove parcheggiare: Bussana Vecchia si raggiunge uscendo dall’Autostrada dei Fiori (A10) al casello di Sanremo Est/Arma di Taggia. Si segue per Bussana e si inizia a salire lungo una strada collinare abbastanza stretta e tortuosa (attenzione in caso di veicoli di grandi dimensioni o camper). Non è possibile entrare nel borgo in auto. I parcheggi si trovano lungo la strada poco prima dell’ingresso pedonale del paese; nei fine settimana estivi o durante i ponti festivi può essere difficile trovare posto, quindi è caldamente consigliato arrivare la mattina presto.

  • Abbigliamento: La pavimentazione è interamente in pietra, spesso irregolare, formata dal classico risseu ligure (ciottoli) e scalinate. Dimenticate i tacchi: scarpe da ginnastica o calzature comode da trekking urbano sono assolutamente d’obbligo.

  • Ristoro: Nel borgo sono presenti piccoli caffè, osterie e circoli culturali dove è possibile fermarsi per gustare un aperitivo, un tagliere di prodotti tipici locali, o piatti della tradizione ligure, il tutto godendo di terrazze ombreggiate da pergolati di vite.

  • Quando andare: La primavera e l’autunno sono le stagioni perfette, grazie al clima mite e alla luce radente che esalta i colori delle pietre e della natura. L’estate è splendida per le serate fresche, ma può risultare affollata nelle ore centrali.

Visitare Bussana Vecchia non è solo una gita fuori porta; è un’esperienza immersiva che dimostra come l’arte, la caparbietà umana e l’amore per la bellezza possano letteralmente resuscitare un luogo dalla distruzione.

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