Guida alla Scoperta della Riserva Naturale Montedimezzo: Il Cuore Incontaminato del Molise

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Se siete alla ricerca di una destinazione capace di riconnettervi con l’essenza più pura della natura, lontani dal turismo di massa e immersi in un’atmosfera di pace assoluta, la Riserva Naturale Montedimezzo è la meta ideale. Istituita formalmente nel 1977, questa riserva statale rappresenta uno dei fiori all’occhiello del patrimonio naturalistico italiano e si trova nel cuore del territorio regionale del Molise, ospitata dal pittoresco comune di Vastogirardi, in provincia di Isernia.

Estesa per quasi 300 ettari (circa 291 ettari di nucleo centrale), la riserva si presenta con una forma irregolare che abbraccia alture e vallate. L’intera macchia verde è un santuario dominato dal silenzio, dove il fruscio delle foglie e il canto degli uccelli sono gli unici suoni che accompagnano il visitatore. Non si tratta solo di un’area protetta, ma di un vero e proprio “laboratorio a cielo aperto”, riconosciuto a livello internazionale come parte del prestigioso progetto MAB dell’UNESCO.

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Scopriamo insieme perché questa gemma nascosta dell’Alto Molise merita di essere la vostra prossima destinazione di viaggio, all’insegna dello slow tourism e del rispetto ambientale.


Brevi Cenni Storici: Da Tenuta Reale a Patrimonio di Tutti

Anche se per il viaggiatore moderno l’attrazione principale è senza dubbio l’aspetto naturalistico – tra geografia, flora e fauna –, spendere qualche parola sulla ricca storia della riserva ci aiuta a comprendere come questo bosco si sia conservato così intatto nei secoli.

La sopravvivenza di questa foresta millenaria è legata a una lunga serie di passaggi di proprietà che, paradossalmente, l’hanno tutelata dal disboscamento massivo.

  • L’Epoca Angioina (1200-1606): A partire dal XIII secolo, il complesso forestale di Montedimezzo era di esclusiva proprietà degli Angioini. Questa potente dinastia mantenne il controllo di questi vasti spazi verdi per secoli, utilizzandoli principalmente per lo sfruttamento controllato del legname.

  • I Monaci Certosini (1606-1799): Agli inizi del Seicento, il complesso venne ceduto ai Monaci Certosini di Napoli. I religiosi se ne presero cura con dedizione per quasi due secoli, integrando la gestione del bosco con le loro pratiche monastiche di isolamento e contemplazione.

  • L’Era Borbonica (1799-1908): Con l’avvento del nuovo secolo, il territorio entrò a far parte del regio patrimonio della Casa Borbonica. Fu nel 1825 che i Borboni, riconoscendo la straordinaria ricchezza faunistica del luogo, la elevarono a Reale Riserva di caccia tramite Regio Decreto. Questo status garantì una protezione ferrea contro il bracconaggio e lo sfruttamento agricolo non autorizzato.

  • Dall’Unità d’Italia a Oggi: Nel 1908, a seguito della definitiva organizzazione post-Unità d’Italia, il complesso forestale passò sotto l’egida dello Stato neonato, che lo affidò all’ex Amministrazione Forestale. Nel 1910, questo prezioso patrimonio passò all’Azienda Speciale del Demanio Forestale di Stato (istituita con legge n. 277/1910). Da questo grande bacino demaniale, nel 1970 venne scorporata la vicina foresta di Pennataro, oggi gestita direttamente dalla Regione Molise. Infine, nel 1977, la zona è stata dichiarata Riserva Naturale Orientata, ponendo le basi per il suo ingresso nei circuiti internazionali di tutela.


Il Programma MAB dell’UNESCO: L’Equilibrio tra Uomo e Natura

Uno dei motivi di maggior vanto di Montedimezzo (spesso associata alla vicina foresta di Collemeluccio) è il suo inserimento nel programma MAB (Man and the Biosphere).

Avviato dall’UNESCO nel 1971, questo programma pionieristico è nato con uno scopo tanto ambizioso quanto essenziale: “sostenere un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile”. Non si tratta semplicemente di recintare un’area e vietarne l’accesso, ma di creare luoghi dove l’attività umana (come il turismo sostenibile, la ricerca e l’educazione) coesista in perfetta armonia con la conservazione degli ecosistemi.

Tra le attività promosse dal MAB a Montedimezzo annoveriamo:

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  • La promozione della cooperazione scientifica internazionale.

  • La ricerca continua per la tutela delle risorse naturali.

  • La gestione intelligente e mirata degli ecosistemi montani.

Un dato in continua crescita: Negli anni ’70 la rete MAB era solo agli inizi. Sebbene in passato si contassero circa 669 riserve, è interessante notare come oggi questo programma globale sia in fortissima espansione. Attualmente (dati aggiornati al 2025/2026), si contano oltre 780 Riserve della Biosfera distribuite in più di 140 Paesi. L’Italia gioca un ruolo di primo piano in questa rete d’eccellenza, vantando più di 20 riserve riconosciute, a testimonianza della straordinaria biodiversità della nostra penisola. Montedimezzo è orgogliosamente una di queste.


Geografia, Flora e Fauna: Un Ecosistema Incontaminato

Immergersi a Montedimezzo significa entrare in un ecosistema in cui i ritmi sono dettati esclusivamente dalle stagioni.

Il Profilo Geografico

Da un punto di vista puramente geografico, la riserva sorge a cavallo tra i versanti settentrionali e occidentali del Monte La Penna, posizionandosi a un’altitudine media che varia dai 900 metri fino a raggiungere i 1227 metri sul livello del mare. Questa escursione altimetrica garantisce un clima fresco e montano, rendendo la riserva un rifugio perfetto anche durante le torride estati cittadine.

Una Flora Maestosa

Il bosco di Montedimezzo vanta un patrimonio arboreo eccezionale, caratterizzato da un’intelligente successione ecologica. Spiccano in particolar modo due specie protagoniste:

  • Il Cerro (Quercus cerris): Domina le quote più basse, creando boschi fitti e ombrosi dalle tipiche foglie lobate.

  • Il Faggio (Fagus sylvatica): Man mano che l’altitudine e la pendenza aumentano, il cerro cede il passo alle imponenti faggete, famose per il loro “foliage” autunnale dai colori incendiari e per i fusti alti e lisci che sembrano colonne di una cattedrale naturale.

Durante le escursioni, non è raro imbattersi in veri e propri giganti della natura, come il celebre “Re Faione”, un faggio monumentale che rappresenta un pezzo di storia vivente della riserva.

Una Fauna Straordinaria

La vocazione protettiva dell’area ha permesso il proliferare di una fauna ricca, elusiva e affascinante. I mammiferi trovano qui un rifugio sicuro: non è raro scorgere tracce o avvistare splendidi esemplari di gatto selvatico, un predatore tanto raro quanto affascinante. A fargli compagnia ci sono tassi, volpi, caprioli, cervi e cinghiali.

Per gli amanti del birdwatching, la riserva è un vero paradiso. Alzando gli occhi verso le fronde o ascoltando attentamente, potrete riconoscere:

  • Volatili diurni: La tortora selvatica, la coloratissima ghiandaia e il possente colombaccio.

  • Rapaci: Sia diurni (come la poiana e lo sparviero) che notturni (civette, allocchi e gufi), che svolgono un ruolo cruciale nel mantenimento dell’equilibrio ecologico tenendo sotto controllo le popolazioni di roditori.


Cosa Fare a Montedimezzo: Turismo Sostenibile e Accessibile

Montedimezzo non è solo da ammirare, ma da vivere. L’ex Corpo Forestale dello Stato (oggi Carabinieri Forestali) ha trasformato quest’area in un polo di eccellenza per l’educazione ambientale e il turismo dolce.

1. Il Centro Visite e il Museo Naturalistico

Il punto di partenza ideale per ogni esplorazione è il Centro Visite. Qui troverete un delizioso Museo Naturalistico, perfetto per famiglie e scolaresche, dove sono esposti reperti geologici, fossili, una xiloteca (raccolta di legnami) e diorami che illustrano la vita degli animali del bosco.

2. L’Area Faunistica e le Voliere

Per chi viaggia con i bambini, l’area faunistica recintata è un’emozione assicurata. Questa zona è concepita non come uno zoo, ma come un centro di recupero per animali selvatici trovati feriti o in difficoltà, offrendo l’opportunità unica di osservare da vicino caprioli, cervi e rapaci.

3. Sentieri ed Escursionismo per Tutti

La rete sentieristica è curata nei minimi dettagli e si adatta a ogni livello di allenamento:

  • Il Percorso del Faione: Un sentiero di difficoltà media che vi condurrà fino all’imponente faggio monumentale (“Re Faione”).

  • I Tratturi della Transumanza: I sentieri incrociano le antiche vie erbose un tempo utilizzate dai pastori (come il Tratturo Celano-Foggia). Un tuffo nella cultura agropastorale del Sud Italia.

  • Il Percorso Colle San Biagio (Turismo Inclusivo): Un fiore all’occhiello della riserva. Si tratta di un anello immerso nel bosco completamente accessibile alle persone con disabilità motorie e visive. È dotato di staccionate-guida, 32 pannelli esplicativi in alfabeto Braille, guide audio-tattili e persino elettro-scooter forniti dal centro per permettere a chiunque di godere della magia della foresta.


Consigli Pratici per Pianificare la Visita

  • Quando andare: La primavera è perfetta per le fioriture e il risveglio degli animali; l’estate offre un fresco rifugio dall’afa (con temperature piacevolissime grazie all’altitudine); l’autunno è magico per gli amanti della fotografia grazie a un foliage spettacolare; l’inverno offre paesaggi innevati ideali per le ciaspole.

  • Cosa portare: Abbigliamento a strati (“a cipolla”), scarpe da trekking o con suola antiscivolo, borraccia d’acqua e macchina fotografica.

  • Nei dintorni: Abbinate la visita alla vicina Riserva di Collemeluccio o ai borghi vicini come San Pietro Avellana, celebre “città del tartufo”, per un’esperienza enogastronomica indimenticabile.

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