L’Italia è un mosaico inesauribile di meraviglie, e spesso capita che i luoghi più suggestivi non si trovino lungo le rotte del turismo di massa, ma siano custoditi in regioni di confine o in piccoli borghi lontani dai riflettori. Chi si arma di curiosità e spirito di scoperta può imbattersi in storie antiche, testimoniate da monumenti unici e paesaggi che sembrano usciti da un libro di fiabe.
Uno di questi luoghi magici si trova in Trentino-Alto Adige, nell’estremo nord della Provincia Autonoma di Bolzano, a un passo dal confine con Austria e Svizzera. Si tratta di Curon Venosta (in tedesco Graun im Vinschgau), una meta che unisce un paesaggio alpino mozzafiato a una storia drammatica e affascinante.
La storia di Curon: il sacrificio di un paese
Oggi Curon Venosta è una rinomata località turistica, ma il suo fascino è indissolubilmente legato a una cicatrice del passato. Il borgo attuale, infatti, non è quello originale.
Fino alla prima metà del Novecento, l’alta Val Venosta ospitava tre laghi naturali distinti: il Lago di Resia, il Lago di Curon (o di Mezzo) e il Lago di San Valentino alla Muta. Sulle sponde del lago centrale sorgeva l’antico abitato di Curon, un prospero borgo contadino. Nel corso degli anni ’40, tuttavia, il governo e il grande colosso industriale Montecatini presero una decisione che avrebbe cambiato per sempre il volto della valle: costruire una grande diga per unificare i primi due laghi e creare un immenso bacino idroelettrico.
L’inutile resistenza e la nascita del nuovo lago
La realizzazione della diga significava una sola cosa per gli abitanti: l’inondazione delle loro terre. Case, masi, campi coltivati e l’intera storia della comunità erano destinati a finire sott’acqua. L’opposizione dei cittadini fu strenua e disperata. Gli abitanti del borgo si appellarono a tutte le autorità possibili, arrivando persino a chiedere un’udienza al Papa, ma ogni sforzo fu vano.
Nell’estate del 1950, le chiuse vennero serrate e l’acqua iniziò a salire inesorabilmente. Oltre 160 case furono rase al suolo e 523 ettari di terreno fertile vennero sommersi. Gli abitanti furono costretti a fare i bagagli, abbandonando le loro radici per trasferirsi in un nuovo centro abitato, ricostruito più a monte. In mezzo a questa tragedia umana e culturale, l’unica concessione fatta ai cittadini fu di natura puramente simbolica: il campanile romanico della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria non venne abbattuto.
Il Campanile nel lago: un’icona immortale
Oggi, quel campanile solitario che emerge dalle acque azzurre del Lago di Resia è diventato una delle attrazioni turistiche più iconiche e fotografate di tutto l’arco alpino.
La struttura originaria risale al 1357, mentre la chiesa a cui era annessa (completamente distrutta prima dell’inondazione) era stata ricostruita tra il 1832 e il 1838. Questa torre millenaria, che si erge fiera contro le correnti del lago e i venti della valle, rappresenta oggi un monumento alla memoria di Curon Vecchia e un simbolo di resilienza.
I lavori di restauro e la magia dell’inverno
La costante esposizione all’acqua e i rigidi inverni alpini hanno messo a dura prova la tenuta della struttura. Per questo motivo, nel luglio del 2009, si sono resi necessari imponenti lavori di restauro. Per permettere il risanamento statico e la riparazione delle crepe (causate dalle infiltrazioni d’acqua e dai cicli di gelo e disgelo sulle facciate nord e nord-est), il livello del lago è stato temporaneamente abbassato, riportando alla luce, per un breve periodo, l’antico suolo del borgo.
Se in estate il campanile può essere ammirato dalle rive o avvicinato a bordo di battelli, è in inverno che il luogo sprigiona la sua massima magia. Quando le temperature crollano, il Lago di Resia si ghiaccia completamente, trasformandosi in una sconfinata e spessa lastra di ghiaccio. In questo periodo è possibile raggiungere il campanile a piedi, passeggiando letteralmente sulle acque ghiacciate, in un’esperienza surreale ed emozionante che attira visitatori da ogni parte del mondo.
La leggenda delle campane fantasma
Un luogo dal passato così tragico e dall’aspetto così spettrale non poteva non generare miti e credenze popolari.
Attorno al campanile sommerso aleggia una suggestiva leggenda. I rintocchi del campanile di Curon Vecchia tacciono ufficialmente dal 18 luglio 1950, giorno in cui le campane furono rimosse prima dell’allagamento definitivo della valle. Eppure, secondo i racconti dei locali, nelle notti invernali più rigide e silenziose, quando il vento sferza la vallata, si possono ancora sentire i rintocchi spettrali delle vecchie campane, che risuonano dal fondo del lago come un lamento per il paese che non c’è più. Questa aura di mistero ha ispirato anche produzioni televisive recenti, rendendo Curon una meta amata anche dagli appassionati di atmosfere dark e misteriose.
Paradiso dello sport e dell’outdoor
Se la storia attira il visitatore, sono le infinite possibilità di svago a farlo innamorare di questo territorio. Il Lago di Resia e l’area vacanze Passo Resia offrono un vero paradiso per gli amanti dello sport, in ogni stagione dell’anno.
Inverno: ghiaccio, neve e vento
Quando il lago gela (da dicembre a marzo), la valle diventa un immenso parco giochi invernale. Gli sportivi possono cimentarsi in:
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Sci di fondo e Pattinaggio: Piste tracciate intorno e sopra il lago offrono percorsi unici al mondo.
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Snowkite e Slitta a vela (Ice-sailing): Grazie al Vinschgerwind, il vento costante che soffia in Val Venosta, il lago ghiacciato è il luogo ideale per farsi trainare dal vento a bordo di sci, snowboard o slitte affilate.
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Sci Alpino: A pochi chilometri si trova il comprensorio sciistico di Belpiano (Schöneben), famoso per le sue piste larghe, soleggiate e adatte a tutta la famiglia.
Estate: trekking, vela e due ruote
Con lo sciogliersi dei ghiacci, l’acqua riflette il verde dei prati e l’azzurro del cielo. In estate, la zona offre:
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Giro del Lago: Una bellissima pista ciclopedonale di circa 15 chilometri circonda l’intero specchio d’acqua. È perfetta per famiglie, ciclisti ed escursionisti.
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Kitesurf e Windsurf: Le stesse brezze che animano l’inverno rendono il lago una delle mete europee più ambite per chi pratica sport velici.
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Escursionismo: I sentieri salgono dal lago verso le cime circostanti, offrendo passeggiate storiche e percorsi verso la sorgente del fiume Adige, che nasce proprio a pochi passi da qui.
Cultura, Società e Tradizioni
Per comprendere appieno l’identità dell’attuale Curon Venosta, è necessario fare un tuffo nella sua antichissima storia.
Ben prima della costruzione della diga, quest’area era un crocevia strategico. Già nell’anno 15 a.C., la Val Venosta, precedentemente popolata da etnie celtiche e retiche, cadde sotto il dominio dell’Impero Romano. I Romani riconobbero subito l’importanza del Passo Resia e vi costruirono la prima grande via di comunicazione commerciale e militare: la celebre Via Claudia Augusta. Nel Medioevo, questo collegamento fondamentale tra Italia e Germania prese il nome di Via Superiore (in tedesco Oberer Weg) o Via di Svevia (Schwabenweg).
A partire dal 450 d.C., iniziarono a giungere nella valle i primi evangelizzatori, ma furono le successive colonizzazioni di popolazioni provenienti dall’area germanica a plasmare in modo definitivo l’identità culturale del luogo. Bavaresi e Svevi si stabilirono permanentemente a Curon, trasformandosi presto nell’etnia dominante.
Un’isola linguistica tedesca in Italia
Questo forte retaggio storico è evidentissimo ancora oggi. A differenza di altre zone del Nord Italia, Curon Venosta è profondamente legata alla cultura tirolese. Le statistiche riflettono perfettamente questa identità: circa il 97,34% degli abitanti è di madrelingua tedesca, mentre solo il 2,66% appartiene al gruppo linguistico italiano. Visitare Curon significa quindi immergersi in un’atmosfera mitteleuropea, dove la cura del paesaggio, l’architettura dei masi tradizionali e l’ospitalità rispecchiano le antiche tradizioni alpine.
I sapori della Val Venosta: una conclusione gustosa
Non si può concludere una visita a Curon senza essersi seduti alla tavola di una stube tradizionale o di una malga affacciata sul lago. La gastronomia locale è un perfetto connubio tra sapori decisi e materie prime d’eccellenza.
I turisti possono deliziarsi con i canederli (Knödel) serviti in brodo caldo o con burro fuso e salvia, taglieri ricolmi di Speck Alto Adige IGP e formaggi di malga, accompagnati dal tipico pane di segale venostano, il Vinschgauer Paarl, aromatizzato con finocchio e trifoglio. E per chiudere in dolcezza, lo strudel di mele, preparato rigorosamente con le dolcissime mele coltivate nei frutteti che ricoprono la bassa e media Val Venosta.
Curon Venosta non è quindi solo la “cartolina” di un campanile che spunta dall’acqua. È un viaggio nella memoria, una palestra a cielo aperto, un rifugio di quiete e un luogo dove la forza della natura e la tenacia dell’uomo hanno creato un paesaggio senza eguali.
